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giovedì 14 giugno 2012

Neoliberismo=Neoschiavismo ? (parte prima)



 Neoliberismo=Neoschiavismo ? (parte prima)



disperazione



L’indebitamento dello Stato era, al contrario, l’interesse diretto della frazione della borghesia che governava e legiferava per mezzo delle Camere. Il disavanzo dello Stato era infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione e la fonte principale del suo arricchimento. Ogni anno un nuovo disavanzo. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offriva all’aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo Stato che, mantenuto artificiosamente sull’orlo della bancarotta, era costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli. Ogni nuovo prestito era una nuova occasione di svaligiare il pubblico, che investe i suoi capitali in rendita dello Stato.
— K. Marx, Le lotte di classe in Francia



L’uscita dalla crisi si fa fuori dai sentieri tracciati dall’Fmi. Questa istituzione continua a proporre lo stesso tipo di modello di aggiustamento fiscale, che consiste nel diminuire i soldi che si danno alla gente – i salari, le pensioni, i finanziamenti pubblici, ma anche le grandi opere pubbliche che generano lavoro – per destinare il denaro risparmiato al pagamento dei creditori. È assurdo. Dopo quattro anni di crisi non si può andare avanti a togliere denaro sempre agli stessi. È esattamente quello che si vuole imporre alla Grecia! Tagliare tutto per dare tutto alle banche. L’Fmi si è trasformato in un’istituzione con lo scopo di proteggere unicamente gli interessi finanziari. Quando si è in una situazione disperata, com’era l’Argentina nel 2001, bisogna saper cambiare carte.
— Roberto Lavagna, ministro argentino dell’Economia tra il 2002 e il 2005


L’Europa procede a marcia forzata verso il modello americano del libero licenziamento. Il governo spagnolo ha approvato, il 10 febbraio 2012, leggi che perseguono la stessa logica: facilitazione dei licenziamenti, riduzione delle indennità di disoccupazione e taglio dei salari. Le indennità di disoccupazione passano da un massimo di 42 a 24 mensilità. I licenziamenti per ragioni finanziarie, con una cassa integrazione limitata a 12 mensilità, vengono facilitati. Per licenziare con ragioni finanziarie, è sufficiente che l’azienda abbia tre semestri consecutivi di ribasso di vendite, anche se continua a fare profitti. Dopo tre trimestri di ribasso di vendite, le imprese possono imporre ribassi di salario unilaterali. Il rifiuto comporta il licenziamento.

1. Le statistiche dicono un aumento della povertà dal 12,2% della popolazione nel 2005 al 15,6% nel 2010. Dati comunque notevoli e notevole soprattutto la progressione. È risaputo che i numeri della povertà non diminuiscono con la «crescita», anzi. Cosa che la dice lunga sulla natura di quest’ultima.
2. Se rispetto al totale rappresentano solo il 3%, in termini di flusso sono in costante aumento. Nel 2000 erano solo 416.000. Ma in dieci anni il loro numero è aumentato del 58%. Nel 2007, il governo tedesco ha portato l’età pensionabile da 65 a 67 anni, quando l’età reale di pensionamento è di 62,1 anni per gli uomini e di 61 anni per le donne, cosa che comporta una precarizzazione e un abbassamento travestito del livello delle prestazioni.
3. L’11 gennaio 2012, Destatis pubblica il rapporto «Ombre e luci sul mercato del lavoro», nel quale si legge: «Il numero di impieghi cosiddetti atipici – part-time a meno di venti ore settimanali, incluse le attività marginali, gli impieghi temporanei e l’interinale – tra il 1991 e il 2010 è aumentato di 3,5 milioni, mentre il numero di attivi che dispongono di un impiego regolare è precipitato di circa 3,8 milioni».
4. Le ultime statistiche parlano di 4,1 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 7 euro, 2, 5 milioni meno di 6 e 1,4 milioni meno di 5 euro lordi all’ora. La maggior parte di questi lavoratori sono donne, giovani, persone senza formazione e immigrati.
http://www.focus.de/finanzen/news/23-prozent-billig-arbeitskraefte-jeder-vierte-deutsche-schafft-fuer-niedriglohn-_aid_723968.html
Crisi della finanza o crisi del capitalismo?
Non si tratta tanto di dimostrare l’onnipotenza del capitalismo quanto di rilevarne la debolezza, a medio e lungo termine. Se le controriforme strutturali andranno drammaticamente a colpire una gran parte della popolazione, non tracciano per questo alcuna strada di uscita dalla crisi. Gli esperti, i mercati, le agenzie di rating e gli uomini politici, non sapendo né dove andare né come, dietro il ricatto dei deficit di bilancio, perseguono le politiche neoliberiste di produzione e di intensificazione delle differenze di classe che sono la vera origine della crisi.
                                                  

AUSTERITA'

Dobbiamo invece chiederci, come già suggerivo, che effetti abbiamo quando introduciamo l'austerità. Sono pazzi questi tedeschi che dicono che dobbiamo fare l'austerità per risolvere il problema? Non necessariamente, perché il modello teorico neoliberista dice appunto che il Governo, quando spende, danneggia l'economia, perché sottrae risorse agli imprenditori, quindi se il Governo spende mille euro, sono mille euro di investimenti privati che non vengono fatti, e in più c'è un'altra serie di disincentivi per cui - dicono loro - se il Governo spende fa un danno. Quindi se spende di meno fa il bene del Paese. Come diciamo noi, c'è un moltiplicatore negativo della spesa pubblica. E quindi dovremmo vedere che, con l'austerità, le imprese iniziano ad investire molto di più. Quello che stiamo vedendo oggi, in Grecia, in Italia, in Spagna, in Portogallo è proprio il contrario: cioè quello che Keynes e le teorie keynesiane hanno sempre sostenuto: la spesa pubblica ha un effetto positivo, e anche forte, sull'economia di un Paese. Quindi quando introduciamo l'austerità si ha un crollo dei redditi e anche un crollo delle aspettative di profitto, quindi anche un crollo degli investimenti e così via. Quindi dire austerità e crescita è dire due cose che sono l'una l'opposto dell'altra: non si può avere austerità e crescita. Ed è anche interessante capire l'austerità come viene fatta, perché se l'austerità viene fatta tagliando i salari, tagliando le pensioni, gli effetti sulla distribuzione del reddito sono di un particolare tipo, mentre se l'austerità viene fatta salvaguardando i tassi di interesse che i governi pagano sui loro debiti, cioè il famoso spread, se lo spread è deciso dai mercati stiamo dicendo che noi vogliamo salvaguardare gli interessi dei creditori, cioè delle banche che hanno il credito, che è un debito del Governo.
Ma al colmo del ridicolo stanno probabilmente i media. L’«informazione» dei telegiornali e i talk-show ci spiegano che «la crisi è colpa vostra, perché andate troppo presto in pensione, perché spendete troppo in cure mediche, perché non lavorate così a lungo e così bene come si dovrebbe, perché non siete abbastanza flessibili, perché consumate troppo. Insomma, avete la colpa di vivere ben al di sopra dei vostri mezzi».
          http://uninomade.org
         www.informarexresistere

Pubblicato in data 14/giu/2012 da 
http://www.byoblu.com/post/2012/06/14/SIAMO-COLONIE.aspx Ecco la prova che gli economisti sapevano da oltre 20 anni a cosa avrebbe condotto la creazione dell'euro: alla cessione delle singole sovranità nazionali




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