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lunedì 27 maggio 2013

L'archeologia ci parla del Gesù storico


Pierbattista Pizzaballa


Dopo aver terminato gli studi superiori nel 1984, è entrato nel noviziato della Verna (Arezzo), dove nel 1990 ha ricevuto l'ordinazione presbiterale. Successivamente, ha conseguito il baccalaureato in teologia presso lo Studio Teologico "Sant'Antonio" di Bologna, affliliato alla Pontificia Università Antonianum di Roma, nel 1990, e nel 1993 la licenza in teologia con specializzazione biblica presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.[1] Nel 1995, ha curato la pubblicazione delmessale romano in lingua ebraica ed ha tradotto vari testi liturgici in ebraico per le comunità cattoliche in Israele.[1]

Ha ricoperto il ruolo di assistente generale dell'Ausiliare del Patriarca Latino di Gerusalemme per la cura pastorale dei cattolici di espressione ebraica in Israele e di vicario parrocchiale per la comunità cattolica di lingua ebraica a Gerusalemme. Dal 2001 era superiore del Convento dei Santi Simeone e Anna a Gerusalemme.[1]

A Gerusalemme dagli anni novanta, dal 2004 è stato nominato Custode di Terra Santa[2] succedendo a Fr. Giovanni Battistelli.[1] Per via di tale incarico ha la responsabilità per quanto attiene il rispetto dellostatu quo[3]; nella complicata mediazione tra lo stato d'Israele e le autorità palestinesi[4], ha dichiarato di essere disponibile al dialogo con tutte le forze presenti nel territorio, per garantire la presenza della comunità cristiana in Terra Santa[5], che sente in pericolo[6].

Nel maggio 2010 è stato riconfermato nell'incarico per tre anni.[1]


L’ARCHEOLOGIA CI PARLA DEL GESÙ STORICO
Pierbattista Pizzaballa ofm
Custode di Terra Santa
Contributo al Convegno ISSR 2009 «Alla riscoperta del Gesù storico» (Brescia 8/10/2009)
1) Il dato archeologico come fonte storica
La ricerca del Gesù storico, è giustificata e guidata da un evento fondamentale, che è anche il fondamento stesso della fede cristiana. Questo evento storico, l’incarnazione del Figlio di Dio, si situa nel tempo e nello spazio per mezzo di due coordinate che corrispondono alla storia ed alla geografia di una piccola regione del Medio Oriente, durante gli anni del primo imperatore romano Ottaviano Augusto. Questa regione, lunga, «da Dan a Bersabea» (Gdc 20,1) poco più di 240 Km e larga poco più di 120 Km, corrisponde a quella che i romani chiamavano Syria Palestina. La Palestina storica (con qualche puntatina in Fenicia, nella Decapoli, in Trangiordania e in Egitto), costituisce dunque lo scenario entro il quale, circa due millenni or sono, visse ed insegnò un ebreo di nome Gesù da Nazareth.
La ricerca «di» Gesù è indissolubilmente abbinata alla ricerca «su» Gesù. «Su» e «di» Gesù di Nazaret, ci parlano primariamente gli scritti canonici, redatti subito a ridosso degli eventi, cristallizzando la memoria di alcuni testimoni oculari. Intorno a Lui ruotano le frammentarie testimonianze apocrife, riflesso della ricerca e degli orientamenti dottrinali delle prime comunità cristiane sorte, fino al IV secolo d.C., in ambienti culturali così differenti e talvolta contrapposti: i giudeo-cristiani di Palestina, gli ebioniti della Siria, i nazarei sulle rive del Giordano, i mandei iracheni, gli elcasaiti di Arabia, i marcionisti del Ponto, i basilidiani egiziani e tutti gli esponenti dello gnosticismo. Accennano a Lui e ai primi seguaci poche altre fonti antiche extracristiane (Svetonio, Vita Caludii XXIII, 4; Vita Neronis XVI, 2, Tacito, Annales, XV, 44, Flavio Giuseppe, Antiquitates Iudaicae XX, 200). Ma c’è un documento privilegiato, unico, che annulla la mediazione del tempo intercorso tra noi e l’uomo Gesù, proiettandoci direttamente nel suo spazio: il reperto storico, il dato archeologico.
Certo, in quanto dato scientifico, con un suo intrinseco valore documentale, il dato archeologico è soggetto ad una esegesi, ad una interpretazione storiografica, ad una mediazione culturale, talora inficiata dalle categorie o precomprensioni degli studiosi che se ne occupano, ma rimane pur sempre una fonte, un dato, un documento, a disposizione di ogni possibile tentativo di ricostruire, attraverso di esso, il personaggio storico Gesù di Nazareth e il suo ambiente vitale; anzi, per essere più precisi, “nel” suo ambiente vitale oggettivo.
L’Archeologia, intesa come scienza storica, ebbe proprio in Terra Santa, durante il governo mandatario Britannico una delle prime palestre dove essa affinò la sua metodologia. Da allora si sono succedute a ritmo costante le scoperte piccole o clamorose, occasionali o sistematiche che, in qualche modo hanno apportato un tassello, una tessera in più per la ricomposizione dell’affascinante mosaico sul rabbino itinerante di nome Yeshua – questo il suo nome in lingua semitica – nato nella «città di Davide» a Betlemme di Giudea e vissuto in un villaggio marginale della Galilea chiamato Natzereth. Segni e documenti materiali del passaggio di questo predicatore continuano a venire alla luce, ad esempio, sulle coste del Lago di Tiberiade, il Mare di Galilea, come un po’ pomposamente lo chiamano i vangeli. Dal fango delle sue coste sono riemersi i resti lignei di una barca e ancore litiche, pietre da attracco, moli, pesi per le reti, strumenti che rimandano all’attività dei pescatori del tempo, il mestiere dei suoi primi seguaci. Le strade, i tracciati da lui percorsi, ad esempio nella valle del Giordano, ci sono noti, ed alcuni sono ancora in uso, come la salita di Maale’ Adumim. È anche possibile ricostruire i suoi spostamenti nella Gerusalemme erodiana del tempo: da Betania scendendo il monte detto degli Ulivi, l’attraversamento del torrente Cedron sul ponte, l’entrata nelle mura urbiche con le sue differenti cinte, le piscine di Bethesda presso la porta delle pecore e la grande piscina di Siloe, a oriente del tempio. L’imponente mole in conci di pietra rosata del tempio di Erode il Grande, in quei giorni ancora in via di ultimazione, con le botteghe dei cambiavalute, i quartieri con le abitazioni dei sadducei, nella città alta. E ancora, i luoghi dei suoi ultimi giorni: il giardino del Getsemani, la Fortezza Antonia sul fianco Nord del Tempio, il Palazzo di Erode con le sue torri inglobate nelle mura orientali, il Gologota all’esterno del circuito murario, l’adiacente antica zona di cave estinte adibita a sepolcreto, dove fu eseguita la condanna e gli fu data sepoltura.
La continua scoperta di nuovi elementi – qui un condotto fognario, lì un ramo dell’acquedotto, poco oltre una strada a gradini, i resti di un palazzo, un ossario graffito in un’area cimiteriale – delineano con sempre maggiore nitidezza il «plastico», l’assetto topografico, della città di Gerusalemme.
Vi sono poi scoperte che hanno propiziato in maniera determinante nell’ultimo mezzo secolo la ricerca sul contesto storico-religioso del ministero di Gesù: l’ambiente giudaico del I secolo. Èindubbio, in tale senso, il progresso e lo stimolo apportato alla conoscenza delle fonti antiche giudaiche ed ellenistiche – che costituiscono l’ambiente storico-culturale del Nuovo Testamento – dalla pubblicazione dei rotoli del Mar Morto o dei papiri di Nag Hammadi, due biblioteche miracolosamente preservatisi per il clima secco dell’ambiente desertico.
Oggetti di uso comune, ceramica da cucina, vasi di pietra per le abluzioni, lucerne e lucernieri, semplici unguentari di terracotta, aryballoi di vetro trasparente, preziosi alabastra per i profumi, macine biconiche di basalto per la macinatura del grano, mole e frantoi oleari… pavimenti di pietra delle case, le soglie monolitiche, i tetti di legno e fango, i forni per il pane giornaliero, vengono portati alla luce nelle campagne archeologiche di quest’area di Levante.
La massa di tasselli a disposizione per ricomporre il puzzle è impressionante. Negli ultimi anni, specie in ambito accademico americano, vi sono stati diversi tentativi di sistematizzazione e di utilizzo del dato archeologico come fonte di comprensione.

Gli scavi di Magdala e la questione del Gesù storico

intervento del Padre Stefano De Luca, archeologo in Terra Santa, in occasione della Mostra biblica della diocesi di Matera.
Video: http://www.youtube.com/watch?v=ti61uCX10SI

"Magdala nel Contesto"


Magdala nel Contesto" è il tema del Seminario Internazionale che ha avuto luogo in Terra Santa  dal 6 all'8 giugno. L'incontro è iniziato con la visita ai siti archeologici di Magdala, Cafarnaum e  Hippos e si è concluso a Gerusalemme alla presenza dei professori dello Studium Biblicum Franciscanum.Sono stati 3 giorni di incontri tra specialisti e archeologi provenienti da Italia, Haifa e Gerusalemme, con la cooperazione dello Spanish Biblical and Archeological Institute  "Casa de Santiago". Vari membri dell'Associazione Biblica Spagnola specializzata  in 'esegesi contestuale', contribuiscono infatti all'analisi di queste scoperte archeologiche nel contesto socio-antropologico del Nuovo Testamento. Fra Stefano De Luca, nella sua presentazione, ha iniziato infatti affermando che lo scavo archeologico richiede un tipo di approccio multidisciplinare.Padre STEFANO DE LUCA, ofm, Direttore Magdala Project: "Adesso quello che con l'università di Salamanca stiamo mettendo a punto è un tipo di collaborazione finalizzata a comprendere il contesto sociale nel quale si colloca Magdala. E' il personaggio del Vangelo contemporaneo a Magdala in primo luogo, l'attività stessa di Gesù".Per il professor Santiago, il grande contributo è proprio quello di aiutare a comprendere il contesto in cui si deve collocare ciò che è stato trovato a Magdala.Prof. SANTIAGO GUIJARRO OPORTO, Pontifica Università di Salamanca: "Prima gli archeologi potevano fare la loro ricerca da soli, adesso come loro riconoscono che hanno bisogno di collaborazione. Ma anche noi biblisti abbiamo bisogno di risultati delle cose che trovano gli archeologi, della loro riflessione. Abbiamo trovato un modo di collaborare in questo scavi di Magdala che a noi sembra estremamente interessante".I lavori di scavo condotti dalla Custodia di Terra Santa sono cominciati nel 1971 con i francescani Virgilio Corbo e Stanislaw Loffreda dello Studium Biblicum Franciscanum. In 30 anni gli scavi hanno portato alla luce una vasta porzione del tessuto urbano con i suoi edifici, le sue ville mosaicate, le vie lastricate e una grande piazza porticata. Nel 2008 sono state scoperte le piscine termali che hanno restituito preziosi lotti di vasellame ceramico, vasi per profumi, gioielli e strumenti per il trucco.Attualmente la missione del Magdala Project è impegnata ad indagare il complesso C, da dove proviene il celebre mosaico con iconografie della barca e oggetti termali. Secondo Padre De Luca dagli scavi sta emergendo che Magdala era una città molto importante e non piccola. Gesù doveva passare di là per spostarsi da Nazaret a Cafarnaum, lungo la Via Maris. Padre STEFANO DE LUCA, ofm, Direttore Magdala Project: "E' l'unico porto indagato, scoperto, indagato dal punto di vista archeologico di tutto il Lago di Galileia... c'erano molte città portuarie ma nessuna di queste sono state indagata archeologicamente, nessuna è conosciuta, è il primo porto databile dal punto di vista archeologico e geologico con un approccio multidisciplinare che permette anche di stabilire il livello di acqua  del tempo di Gesù".Padre José Luis Albares ha concluso affermando la necessità di portare avanti un progetto comune tra la parte biblica ed ermeneutica dei Biblisti dell'universita di salamanca, e il lavoro archeologico che sta nascendo nel sito di Magdala.Fonte:http://www.youtube.com/watch?v=1wMkkll5Sos


2 commenti:

  1. Una ulteriore "prova" della storicità di Gesù di Nazaret è il suo genio come è narrato dai Vangeli. Perché aveva un’intelligenza simile nel metodo a quella di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Come dimostro nel mio ebook: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Un intelligenza che si esplicava in processi ricorsivi, giochi di specchi. Ad esempio nella parabola di Lazzaro e il ricco epulone, Abramo afferma che se anche uno risuscitasse dai morti, non servirebbe a niente se non credono ai profeti. Poi resuscita l'amico Lazzaro, e come profetizzato nella parabola, Gesù non viene creduto, ma anzi condannato a morte. Dopodiché resuscita Lui, è attualmente non molti gli credono... Un intelligenza nel metodo comune a tutti i principali geni della storia che non poteva essere invenzione di qualche evangelista. Questa è una prova indiretta dalla storicità di Gesù di Nazaret, perché l'aspetto ricorsivo dei Vangeli, di Gesù, e in certo senso di tutta la teologia cattolica non poteva essere invenzione degli Apostoli, che della ricorsività ignoravano tutto. Saluti

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  2. Una ulteriore "prova" della storicità di Gesù di Nazaret è il suo genio come è narrato dai Vangeli. Perché aveva un’intelligenza simile nel metodo a quella di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Come dimostro nel mio ebook: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Un intelligenza che si esplicava in processi ricorsivi, giochi di specchi. Ad esempio nella parabola di Lazzaro e il ricco epulone, Abramo afferma che se anche uno risuscitasse dai morti, non servirebbe a niente se non credono ai profeti. Poi resuscita l'amico Lazzaro, e come profetizzato nella parabola, Gesù non viene creduto, ma anzi condannato a morte. Dopodiché resuscita Lui, è attualmente non molti gli credono... Un intelligenza nel metodo comune a tutti i principali geni della storia che non poteva essere invenzione di qualche evangelista. Questa è una prova indiretta dalla storicità di Gesù di Nazaret, perché l'aspetto ricorsivo dei Vangeli, di Gesù, e in certo senso di tutta la teologia cattolica non poteva essere invenzione degli Apostoli, che della ricorsività ignoravano tutto. Saluti

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