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lunedì 7 ottobre 2013

L'elettore raggirato: la democrazia alla prova dei sistemi di voto.

L'elettore raggirato: la democrazia alla prova dei sistemi di voto.
'' Dal 1993 nel nostro paese vige un sistema elettorale che distorce completamente la volontà popolare. In fondo era proprio questo il senso di quell'operazione, ossia dava fastidio l'idea che ci fosse una rappresentanza parlamentare di forze minoritarie, di opposizione radicale. Non bastava più detenere il potere in forma piena, ma bisognava cacciare dal Parlamento qualunque voce non omologata e la via più elegante era quella del maggioritario, fondato su un principio assolutamente cretino che si chiama "governance", che detto in inglese fa più effetto. Invece, piaccia o non piaccia, il compromesso tra forze diverse è l'unico modo per dare voce alla maggior parte dei cittadini. '' Luciano Canfora
 

http://www.youtube.com/watch?v=i942hB6AVRc

Pubblicato in data 30/set/2013
Festival del diritto, 2013, Piacenza
"Le incertezze della democrazia"

29 settembre 2013
Luciano Canfora
"L'elettore raggirato: la democrazia alla prova dei sistemi di voto"

Fonte video:festival del diritto Piacenza

Il maggioritario uccide la democrazia. La governance? Una cretinata

 

Intervista allo storico Luciano Canfora
Nel suo ultimo lavoro "La trappola" lei punta l'indice sul sistema elettorale maggioritario indicato come origine di quasi tutti i mali che hanno afflitto la vita politica italiana nell'ultimo ventennio.
Dal 1993 nel nostro paese vige un sistema elettorale che distorce completamente la volontà popolare. In fondo era proprio questo il senso di quell'operazione, ossia dava fastidio l'idea che ci fosse una rappresentanza parlamentare di forze minoritarie, di opposizione radicale. Non bastava più detenere il potere in forma piena, ma bisognava cacciare dal Parlamento qualunque voce non omologata e la via più elegante era quella del maggioritario, fondato su un principio assolutamente cretino che si chiama "governance", che detto in inglese fa più effetto. Invece, piaccia o non piaccia, il compromesso tra forze diverse è l'unico modo per dare voce alla maggior parte dei cittadini.
I sostenitori del sistema bipolare-maggioritario le potrebbero obiettare che quest'ultimo è stato partorito da un referendum e quindi dalla volontà popolare.
Anche Benito Mussolini nel '29 ebbe un plebiscito referendario autentico. Il referendum del '93 è stato architettato dai vertici politici dei partiti principali. Quando il Pds ex Pci si convertì al bipolarismo pensando di vincere al tavolo da gioco le successive elezioni tutta la macchina di propaganda culturale, politica e giornalistica di quel partito si mise a suonare le campane a favore del maggioritario e portarono alle urne grandi milioni di persone raccontandogli una grossa menzogna.
Quale?
Che il sistema proporzionale frantuma la rappresentanza e tende a favorire accordi sottobanco tra i partiti. Ricordare che gli elettori hanno scelto è un'ovvietà, è come dire che l'acqua è bagnata, in realtà gli elettori scelsero come furono portati a scegliere, furono pilotati, martellati e oprati alle urne. Che l'elettorato possa compiere scelte sbagliate è evidente e la Storia ci fornisce diversi esempi.
In teoria il Porcellum sarebbe un sistema proporzionale
Solo in teoria poiché nel momento stesso in cui si introducono i concetti di quorum e di premio di maggioranza siamo all'interno di una cornice maggioritaria.
Come è cambiata la politica italiana in questo ventennio?
Continuiamo a dire le cose ovvie perché è molto utile. Il maggioritario qualunque ne sia la forma e qualunque ne sia la regola, impone all'elettore due strade. O votare per un partito che non gli piace, il cosiddetto "turarsi il naso" o addirittura lo spinge a non votare. Da vent'anni noi stiamo percorrendo entrambe le strade, l'astensione aumenta in modo vertiginoso, ultimo esempio le comunali di Roma dove la metà degli aventi diritto è rimasta a casa. E al tempo stesso, attraverso il ricatto del voto utile, costringiamo gli elettori a scegliere partiti lontani dalle proprie idee e convinzioni, alimentando la disaffezione per la politica. Quando ci viene scioccamente detto che le cosiddette grandi democrazie hanno intrapreso questa strada, si può citare l'America dove la gran parte degli elettori non va alle urne. Stessa musica per la Svizzera dove belle varie tornate si ha un'affluenza dei circa il 25-30%. Dire che questa è una prova di maturità per la democrazia è il colmo della stupidità.

In Francia si vota un po' di più
Chi conosce la Storia sa benissimo che il doppio turno alla francese fu introdotto dal generale De Gaulle per far scomparire il partito comunista il quale con lo stesso numero di voti passò da 150 a dieci deputati, favorendo l'accesa del più moderato partito socialista. Se io alleno l'elettore a votare al secondo turno un partito che non ne rispecchia le idee è come se gli suggerissi implicitamente di votare quel partito anche al primo turno, cancellando così le forze politiche che danno più fastidio. Quando De Gaulle arrivò al potere con il colpo di Stato del 13 maggio 1958, la prima misura che prese fu il cambiamento della legge elettorale allora proporzionale. La stessa cosa che fece Mussolini con la legge Acerbo che introdusse il maggioritario.
In queste settimane le forze politiche italiane parlano molto di presidenzialismo come fosse il compimento naturale del maggioritario
Attenzione, maggioritario e presidenzialismo spesso vanno a braccetto ma sono due cose diverse. In Italia una simile oziose sarebbe inaccettabile, basti pensare al fatto che il presidente della Repubblica è anche il capo del Consiglio superiore della magistratura. Immaginare che una figura di parte, cioè eletta soltanto da una parte delle forze politiche presieda il più importante organo giudiziario del paese lo può desiderare soltanto un mentecatto. Purtroppo queste ragioni di evidente chiarezza e buon senso non bastano se la macchina informativa procede nel senso contrario. Siamo giunti al principio di rifiuto del suffragio universale; tutta la lotta per costruire la democrazia dalla fine del 700 all'inizio del 900 ha ruotato attorno alla conquista del suffragio universale. Dato che oggi quel principio da fastidio, si cerca di mutarne gli effetti.
Come si esce da questa crisi della rappresentanza? Ritiene opportuno un ritorno della legge proporzionale in vigore durante la prima repubblica?
Ahimé non si tratta di decisioni soggettive che gruppi di persone possono prendere autonomamente, il problema riguarda i rapporti di forza nella realtà politica e nella realtà sociale. Nel nostro paese si sta smantellando lo Statuto dei lavoratori, si è svilito l'articolo 18, si è calpestato il principio del suffragio universale, il che significa che la lotta di classe favorisce i potenti e sfavorite le classi più deboli. Quando cambieranno i rapporti di forza cambieranno anche queste storture istituzionali.
Quanta ha da rimproverarsi la sinistra, anche quella situata a sinistra del Pd, prima vittima della deriva maggioritaria?
Tutto, a cominciare dalla sua incapacità di fare politica. C'è da compiere un duro lavoro di ricostruzione, nella cultura, nella comunicazione, nella scuola. Chi se la sente dovrebbe entrare nei partiti già esistente e fare battaglia al loro interno. Se mi consente una battuta siamo alla vigilia degli Stati generali, ossia siamo tornati indietro di due secoli e mezzo.
Daniele Zaccaria
Fonte:http://www.umbrialeft.it/editoriali/maggioritario-uccide-democrazia-governance-cretinata
 
Con questo pamphlet essenziale Canfora ricostruisce la storia del sistema elettorale a partire dalla Costituente. Il mestiere di storico si coniuga con il rigore del filologo e queste pagine ci illuminano su una storia parlamentare densa di significati.
 Alla trappola del maggioritario Luciano Canfora ha dedicato il suo ultimo libro, intitolato appunto, La trappola. Il vero volto del maggioritario, che ricostruire con quella rigorosa analisi storica e filologica che gli sono proprie la storia del nostro sistema elettorale dalla Costituente del 1946 e dal primo Parlamento repubblicano del 1948, eletti con un sistema proporzionale introdotto nel 1919 da Nitti, abrogato nel 1923 da Mussolini, ripristinato nel 1946, salvo la parentesi del 1953, e ancora affossato dal mattarellum (1993) e dal porcellum (2005) ancora sventuratamente in vigore.
Canfora Il semipresidenzialismo da Calvino a CanforaLa “voglia di maggioritario”, come la chiama Canfora, ha dunque rappresentato, nella nostra storia politico-elettorale, una tentazione costante come “scorciatoia verso la vittoria”; ma la “capricciosa follia del meccanismo maggioritario” ha portato solo a esiti disastrosi, come quelli a cui abbiamo assistito il 24 e 25 febbraio, che hanno sanzionato una situazione di ingovernabilità nonostante un abnorme e osceno premio di maggioranza a cui i partiti non sembrano aver intenzione di rinunciare.
Il maggioritario – e non è cosa da poco! – uccide il suffragio universale, annientandone il principio base un uomo/un voto e scontrandosi con l’articolo 48 della Costituzione sul voto uguale, che – scrive Canfora – può essere garantito solo attraverso un sistema elettorale proporzionale, “il male minore” che “costringe i partiti ad essere veramente tali, cioè a guadagnarsi davvero, e quotidianamente, il consenso, non già a studiare con quale combinazione riuscire vincitori al tavolo da gioco. Costringe i partiti a ridiventare veicolo di educazione politica di massa (unica vera risposta efficace allobiezione di principio sull’‘incompetenzadellelettore) quali furono i grandi e meno grandi partiti che costruirono la nostra Repubblica”.
Fonte:http://www.correttainformazione.it/politica/semipresidenzialismo-calvino-canfora/
 Luciano Canfora: Difendo il proporzionale, il maggioritario è fallito (lettera a l'Unità)
 Caro Direttore, mentre si escogitano i più stravaganti modelli di legge elettorale e si svolgono trattative più o meno occulte e trasversali per una legge che incontri il gradimento di (quasi) tutti, restano in ombra due dati di fatto macroscopici e però rigorosamente sottaciuti.

Il primo, molto sgradevole, è che - in realtà - non si cerca una legge equa che rispetti la «volontà popolare» presupposto non trascurabile della nozione stessa di suffragio universale. Ma si cerca quella legge dalla quale ciascuno dei corridori in gara immagina di trarre il maggior vantaggio a danno del concorrente. Donde l'estrema difficoltà, se non impossibilità, di trovare un accordo.
Il secondo è che, mentre si elucubra e si intrecciano ultimatum e si fissano scadenze, la legge invece c'è già. È quella che risulta vigente una volta detratti gli «additivi» di tipo maggioritario che la impeccabile sentenza della Consulta ha dichiarato illegali. Detratti gli additivi chimici, detti anche «premi di maggioranza», ciò che resta è la normativa fondata sul principio proporzionale (cioè sull'articolo 48 della Costituzione) con cui l'Italia repubblicana ha funzionato dal 1946 al 1992. Periodo storico fecondo di risultati positivi, durante il quale furono di norma rappresentati in Parlamento assai meno partiti che non nei vent'anni di «maggioritario» che abbiamo dovuto subire e da cui potremmo finalmente uscire.
 
Da 20 anni facciamo da cavie a un sistema che non ha dato né riduzione dei partiti né stabilità
 
L'esperienza di questo ventennio maggioritario ha dimostrato che il famigerato argomento che invoca la «governabilità» a sostegno del trucco maggioritario è del tutto inconsistente. Per un ventennio abbiamo fatto da cavie ad un esperimento in corpore vili: esso ha dimostrato che il maggioritario né riduce il numero di partiti presenti in Parlamento né garantisce maggior durata .ai governi.
Fallisce su entrambi i piani per i quali veniva elogiato e additato come modello e «rimedio unico ai mali». Non è difficile capire il perché di tale fallimento.
Il miraggio del «premio» di maggioranza infatti incrementa la pulsione a creare partiti sufficientemente grandi per ottenere il «premio»: partiti raffazzonati e compositi che prima o poi si sfasciano al seguito di scontri «di vertice», che, tra l'altro, nulla hanno a che fare con la volontà e i bisogni degli elettori. Partiti raffazzonati di tal genere incrementano la instabilità e approfondiscono la frattura tra società politica e corpo civico.
Un altro effetto deleterio del maggioritario è la cosiddetta corsa alla «conquista del centro» considerata la principale arma per la vittoria. Questo determina il progressivo rassomigliarsi dei partiti, specie di quelli principali. (Colpisce vedere ex «guardiani» del cavaliere di Arcore - quali ad esempio il ministro Lupi, veterano di pubblici talk-show - tramutarsi, quasi, in militanti del Pd: senza troppo sforzo perché nella sostanza le diversità si sono ridotte di molto, al netto s'intende degli scontri personalistici). Né si capirebbe come mai da oltre due anni siamo governati dall'«unione sacra» degli ex-rivali se non ci fosse per l'appunto una sostanziale concordanza sulle cosiddette «cose che contano» (concordanza che viene quotidianamente esaltata). 


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