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mercoledì 27 marzo 2013

THOMAS SANKARA...UN GRANDE UOMO!

THOMAS SANKARA...UN GRANDE UOMO!



Thomas Isidore Noël Sankara (Yako, Alto Volta21 dicembre 1949 – Ouagadougou, Burkina Faso15 ottobre 1987) è stato un politico burkinabè.

Idealista, genuino, irriverente, sognatore. Sono tanti gli aggettivi usati per parlare di 

Thomas Sankara, il presidente-ribelle del Burkina Faso, assassinato nel 1987. 

Thomas Sankara - Il discorso sul debito - 1/2


« Il debito pubblico nella sua forma attuale, controllata e dominata dall’imperialismo, è una riconquista dell’Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee. In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo assoluto, di coloro i quali hanno avuto l’opportunità, l’intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l’obbligo di rimborso. »
(Thomas Sankara all’Organizzazione dell'Unità Africana)

Thomas Sankara - Il discorso sul debito - 2/2


« Per l'imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità. »
(Thomas Sankara)

UN MITO CHIAMATO SANKARA

Ritratto di un giovane eroe                                                  
di Marco Trovato 
La prima volta che ho sentito parlare di Thomas Sankara mi trovavo in visita ad una piccola scuola senegalese. Ero entrato in un aula affollatissima durante una lezione di storia. Sulla lavagna c’era scritto, a caratteri cubitali, “Président Thom Sankara”. «Questo è un nome che non dovete scordare – spiegava l’insegnante rivolto agli alunni – E’ il nome di un grande leader africano… 
Salì al potere giovanissimo ma dimostrò di saper governare con saggezza, ispirato da nobili ideali: moralizzò la politica, aiutò i contadini, lottò contro la povertà. E lasciò un segno indelebile nell’animo di milioni di persone». L’insegnante parlava con enfasi mentre i ragazzi prendevano appunti. Nessuno osava fiatare: quella storia appassionava e incuriosiva… Ma soprattutto riempiva di orgoglio. Ne ho avuto conferma durante altri viaggi africani, ogni qual volta mi è capitato di sentire pronunciare il nome di Thomas Sankara: un nome importante, evocativo, capace di accendere ovunque il fuoco della passione.

Thomas SankaraUn eroe diverso

Thomas Sankara è stato l’eroe della rivoluzione popolare che nel 1983 cambiò i destini dell’Alto Volta, un povero paese saheliano, poi ribattezzato col nome di Burkina Faso (nella lingua locale significa “terra degli uomini liberi e integri”).
Giovane ufficiale dell’esercito, ambizioso e determinato, Sankara si impadronì del potere con un golpe. All’età di soli 34 anni si trovò a governare una nazione assediata dalla desertificazione e dalla carestia, che da decenni conviveva con colpi di stato, scioperi selvaggi e una miseria dilagante. In soli quattro anni di governo, Sankara riuscì a realizzare riforme sociali epocali e cambiò il volto del Paese.
Sankara era un idealista ma pure un uomo di azione, un insaziabile stacanovista. Si dedicava solo a programmi ambiziosi e intensivi: in meno di tre settimane, il suo Governo riuscì a far vaccinare contro il morbillo, la meningite e la febbre gialla il 60% dei bambini del paese (secondo l’Unicef fu una delle più belle imprese mai realizzate in Africa). In ogni villaggio Sankara fece costruire nuove scuole (in quattro anni la percentuale di bambini scolarizzati del Burkina salì di un terzo), ambulatori, piccoli dispensari e magazzini per i raccolti.
Molta gente si offriva volontaria per realizzare i programmi della rivoluzione, ma Sankara non esitava ad usare le maniere forti pur di centrare i suoi obiettivi: obbligò i capi-villaggio a seguire corsi di formazione per infermieri di primo soccorso. Impose una campagna di alfabetizzazione rapida nelle campagne (tutti, per 50 giorni consecutivi, furono costretti a frequentare la scuola) ed arrivò persino a promulgare l’obbligo di partecipare ad un’ora di ginnastica collettiva tutti i giovedì pomeriggio.

Senza peli sulla lingua

Sankara gestì il potere in modo decisamente poco convenzionale. Cercò di ridare vigore all’arretrata economia rurale, nella speranza di far raggiungere al Paese l’autosufficienza alimentare. Ma rifiutò polemicamente gli aiuti internazionali e le politiche di aggiustamento promosse dal Fondo monetario. «L’Africa si salverà da sola. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno sta nella nostra terra e nelle nostre mani» usava ripetere nei suoi comizi.
Non contento, Sankara scosse le cancellerie occidentali facendosi promotore di una campagna contro il debito estero contratto dai paesi africani: «Dopo essere stati schiavi, siamo ora schiavi finanziari. Dobbiamo avere il coraggio di dire ai creditori: siete voi ad avere ancora dei debiti, tutto il sangue preso all’Africa». 
A preoccupare le potenze occidentali erano anche le “amicizie” di Sankara: il presidente burkinabè frequentava “gente pericolosa” come Gheddafi, Fidel Castro, Menghistu e il mozambicano Samora Machel. La Francia, in particolare, temeva che il proselitismo di questo giovane rivoluzionario potesse contribuire all’erosione dell’influenza politica ed economica di Parigi in Africa.
Un presidente in bicicletta
La diplomazia e la realpolitik non erano il suo forte (il padre-fondatore della Costa d’Avorio, Houphouet-Boigny, lo chiamava scherzosamente «il figlio ribelle») ma, da umile e populista qual era, viveva per primo il modello di vita proposto alla sua gente. Occorreva che tutti facessero dei sacrifici e lui non si tirava indietro. 
Rifiutava di vivere al di sopra delle possibilità della gente comune, per le vie della capitale Ouagadougou lo si vedeva spesso girare in bicicletta. Per abbattere i privilegi della classe dirigente fece vendere le auto blu ministeriali, sostituendole con semplici utilitarie (il presidente guidava personalmente una Renault 5). 
Nel 1985 licenziò gran parte dei membri del suo gabinetto e li inviò a lavorare nelle cooperative agricole, nello stesso anno decise un taglio del 15% dei salari del governo. Impose una radicale politica di austerità a tutti i funzionari pubblici, compreso a se stesso.

La frattura col passatoThomas Sankara

In effetti la rivoluzione richiedeva sacrifici. Tutti erano coinvolti nei progetti contro la desertificazione: ogni straniero che arrivava in Burkina era obbligato a piantare un albero. Studenti, operai, ministri e persino diplomatici europei furono “inviati” (un termine eufemistico: il regime non sopportava i dissidenti) a dare una mano per la costruzione della ferrovia che avrebbe dovuto collegare la capitale Ouagadougou alla città di Tambao, dove si trovano ricchi giacimenti di manganese e di calcare (gli economisti avevano calcolato che il progetto non avrebbe mai potuto produrre reddito e ancora oggi i lavori non sono stati ultimati).
Sankara era anche questo. Non tutti lo prendevano sul serio, soprattutto all’estero, ritenendolo ingenuo e sognatore. Gli oppositori politici lo accusavano di autoritarismo e di demagogia. Ma il suo fascino era contagioso: soprattutto i giovani vedevano in lui un nuovo leader, non assetato di potere, saggio e idealista. Sul piano sociale e culturale Sankara creò una frattura netta col passato. Si oppose fermamente a quella sorta di feudalesimo rurale che permetteva ai capi-villaggio di sfruttare i contadini. Puntò con forza sull’emancipazione delle donne. Si occupò di moralizzare la vita pubblica e lottò attivamente contro la prostituzione e la corruzione.
A livello economico perseguì una politica protezionistica. Quando non indossava l’uniforme militare, Sankara vestiva il tipico abito verde della fabbrica di tessuti Faso dan Fani, fatto col cotone ruvido burkinabé (era l’uniforme imposta ai funzionari). Anche il pane veniva in parte fatto con la farina di miglio perché il mais costava troppo e doveva essere importato. Certo non fu facile, ma in quattro anni il presidente cambiò il volto del Paese. E il Burkina Faso divenne fiero della propria diversità.
Ucciso dagli “amici” più cari
Thomas Sankara venne assassinato nel 1987 durante un colpo di stato organizzato da alcuni ufficiali dell’esercito, tutti vecchi amici del presidente. La nuova giunta militare venne guidata dal capitano Blaise Compaoré (l’attuale presidente del Burkina Faso), un tempo compagno di lotta di Sankara, che cercò invano di screditare l’immagine dell’ex leader con un’intensa propaganda destinata solo a far rimpiangere il precedente regime. Sotto il governo di Sankara l’economia del Burkina ritrovò vigore, i conti pubblici vennero gestiti con oculatezza e la corruzione fu ridotta a livelli bassissimi (un caso quasi unico in Africa). Tutti i principali indici della qualità della vita - mortalità infantile, età media, scolarizzazione, ecc. - migliorarono. Ma soprattutto la popolazione burkinabé sviluppò un genuino senso di patriottismo che permise di superare le divisioni tribali e di guardare al futuro con rinnovato ottimismo .

Un’eredità ingombrante

A diciassette anni dalla sua morte, la figura di Thomas Sankara sopravvive nella memoria di milioni di africani: ogni 15 ottobre, nell’anniversario del colpo di stato che gli tolse il potere, una grande folla rende omaggio alla sua tomba a Ouagadougou. A tributargli gli onori non sono solo i nostalgici che hanno vissuto la sua rivoluzione, ma anche tanti giovani che lo hanno conosciuto coi racconti dei genitori e i libri di storia. A tutt’oggi rimangono numerosi interrogativi circa i motivi e i mandanti del suo omicidio. 
Sankara si era procurato diversi nemici a cui dava molto fastidio. Pur godendo dell’appoggio delle masse, entrò sempre più in contrasto con alcuni gruppi di potere molto influenti fra cui i sindacati, i proprietari terrieri, i capi tradizionali.
Aspri dissidi si erano creati anche con alcuni paesi occidentali, specie gli Stati Uniti e la Francia, rispetto ai quali il Burkina Faso era stato per lungo tempo in una posizione di dipendenza economica e di sudditanza politica. Sankara era solo, troppo debole per avere la meglio su tutti. Ma l’immagine di questo giovane rivoluzionario che osò sfidare i grandi del mondo, e che seppe incarnare le speranze di liberazione di un intero continente, resta un esempio di integrità e di coraggio che riempie di orgoglio milioni di africani.
Fonte:http://www.pagoni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=60:thomas-sankara&catid=37:africa-e-miti&Itemid=61

Biografia              


Il Capitano Thomas Sankara è stato un leader molto carismatico, per tutta l'Africa Occidentale sub-sahariana. Cambiò il nome di Alto Volta in Burkina Faso, ne fu il 1° presidente, e si impegnò molto in favore di riforme radicali per eliminare la povertà. Questi elementi combinati tra loro hanno contribuito a farlo considerare e soprannominare "il Che Guevara africano"[1].
Nato in una famiglia cattolica nel 1949, da giovane fu incoraggiato dai genitori ad avvicinarsi alla Chiesa e a prendere i voti. Secondo alcune fonti, non perse mai la fede nonostante le convinzioni marxiste, altre invece affermano che Thomas Sankara fosse diventato ateo. Iniziò la carriera militare a 19 anni, nel 1966, e venne formato come ufficiale dell'esercito in Madagascar, dove assistette ad alcune rivolte nel 1971 e 1972.
Da giovane divenne molto popolare a Ouagadougou, capitale dell'attuale Burkina Faso, anche grazie all'attività di chitarrista in un gruppo musicale. Durante la presidenza del colonnello Saye Zerbo, formò insieme ad altri giovani ufficiali un'organizzazione segreta chiamata Regroupement des Officiers Communistes (ROC), cioè Gruppo degli Ufficiali Comunisti. Sankara divenne Segretario di Stato nel 1981. Il 21 aprile 1982 - in opposizione alla deriva anti-labour del regime - rassegnò le dimissioni.
Dopo un colpo di stato nel novembre 1982, che portò al potere Jean-Baptiste Ouedraogo, Sankara divenne Primo Ministro. Venne presto destituito dal suo incarico e messo agli arresti domiciliari in seguito alla visita di Jean-Christophe Mitterrand, figlio dell'allora presidente francese François Mitterrand. L'arresto di Sankara e di altri suoi compagni causò una rivolta popolare, che sfociò in una vera e propria rivoluzione guidata da egli stesso nel 1983 e divenne presidente dell'Alto Volta, il cui nome fu da lui cambiato in Burkina Faso, ovvero "la terra degli uomini integri". L'obiettivo di Sankara era la cancellazione del debito internazionale: cancellazione ottenibile soltanto se richiesta all'unisono da tutte le nazioni africane. Non ebbe successo. Gli riuscì invece l'obiettivo di dare due pasti e 10 litri di acqua al giorno a ciascun abitante. Alla sua morte il Burkina Faso ripiombò nel dramma della povertà[2].
Sankara venne ucciso il 15 ottobre 1987 insieme a dodici ufficiali, in un colpo di stato organizzato da un suo ex compagno d'armi (e poi suo braccio destro), l'attuale presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré con l'appoggio di Francia e Stati Uniti d'America. I compagni uccisi con lui erano: Noufou Sawadogo, Amadé Sawadogo, Abdoulaye Guem, Der Somda, Wallilaye Ouédraogo, Emmanuel Bationo, Paténema Soré, Frédéric Kiemdé, Bonaventure Compaoré, Paulin Bamouni, Christophe Saba, Sibiri Zagré.

Politica

La sua politica rivoluzionaria si ispirò agli esempi di Cuba e del Ghana. Come Presidente, promosse la "Rivoluzione Democratica e Popolare". L'ideologia della rivoluzione venne da lui definita anti-imperialista nel suo Discorso di Orientamento Politico tenuto il 2 ottobre 1983. Lottò contro la corruzione, promosse la riforestazione, l'accesso all'acqua potabile per tutti, e fece dell'educazione e della salute le priorità del suo governo.
In un discorso tenuto ad Addis Abeba in Etiopia, Sankara suggerì l'istituzione di un nuovo fronte economico africano che si potesse contrapporre a quello europeo e statunitense. Soppresse molti dei privilegi detenuti sia dai capi tribali, sia dai politici, e attraverso dichiarazioni e gesti molto chiari, applicò con grande coerenza le sue idee. Ad esempio:
  • Il suo governo incluse un grande numero di donne, condannò l'infibulazione e la poligamia, promosse la contraccezione. Fu il primo governo africano a dichiarare che l'AIDS era la più grande minaccia per l'Africa.
  • Fece costruire centri sanitari in ogni villaggio burkinabé (l’Unicef definì la campagna di vaccinazione effettuata sui bambini, la più grande registrata nel mondo) e cantieri per opere idrauliche, creando un Ministero dell’Acqua.
  • Sua madre e i suoi collaboratori viaggiavano sempre in classe economica e a ranghi ridotti nelle visite diplomatiche;
  • Vendette la maggior parte delle Mercedes in forza al governo e proclamò l'economica Renault 5, automobile ufficiale dei ministri.
  • Volle costruire la "ferrovia del Sahel", una linea che collega Ouagadougou al confine con il Niger, nonostante molti economisti non lo ritenessero un progetto redditizio. Tale opera, successivamente ampliata, costituisce tuttora la principale via di comunicazione del Paese.
  • Durante un suo discorso all'ONU il 4 ottobre 1984, avanzò la richiesta di sospensione di Israele e di espulsione del Sudafrica dalle Nazioni Unite che all'epoca deteneva in prigione il leader carismaticoNelson Mandela, simbolo della lotta contro l'apartheid.
  • Fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Sankara
  • chi ha ucciso Thomas Sankara?


    Thomas Sankara (Burkina-Faso 1949-1987), le profezie di un presidente rivoluzionario e l’attualità africana a 50 anni dell’indipendenza

    , in 
    thomas sankara
    Avevo quasi 19 anni quando il 15 ottobre 1987 è stato assassinato Thomas Sankara, il giovane presidente coraggioso, creativo e combattivo (Président avec trois “C” come oso chiamarlo) della “Haute Volta” che diventerà con lui stesso Burkina-Faso (paese degli uomini integri e puri). Il ricordo di quel brutto evento mi ha molto segnato. A distanza di molti anni, me lo ricordo ancora. Era un pomeriggio di quel giorno 15 ottobre quando si diffuse la eco dell’assassinio di questo nostro eroe sognatore e pragmatico del Burkina-Faso. Ero al Collègr Saint-Albert le Grand  situato su una delle 7 colline della città di Atakpamé (la capitale del Togo al tempo della colonizzazione germanica) in Togo. La notizia della morte di Thomas Sankara  l’abbiamo saputo per caso, perché uno dei nostri compagni di scuola, l’amico Akérébourou aveva, come in ogni pausa ricreativa del pomeriggio, aperto la sua inseparabile radiolina. Per sentire un po di musica ed avere qualche informazione dell’ultima ora. Doveva essere intorno alle 16.25 circa, quando la notizia è stata sentita. Akérébourou, quest’uomo e compagno della scuola superiore che non lascia mai trasparire né emozioni, né sentimenti, per la prima volta lo vediamo “diventare scuro in faccia”.
    Era triste, con lo sguardo abbassato, ci dice: “…Chers amis, je regrette…Thomas Sankara est mort…, il a été kidnapé..”.  Subito tutti noi , in silenzio ci siamo raggruppati attorno al compagno. In pochi secondi, tutto il cortile del Collège Saint-Albert si è riempito di studenti e di professori.Ci siam guardati l’un con l’altro e sul nostro viso e sulle labbra palpitanti un solo grande interrogativo..”Pourquoi ils ont tué le président?” (perche hanno ucciso il presidente?). Domanda senza risposta allora e senza risposta anche oggi. Temo che non ci sarà mai una risposta a questa prima domanda, “perché l’hanno ucciso”? e nemmeno alla seconda, “chi l’ha ucciso”?. Le risposte a queste domande è la giustizia giusta per Thomas Sankara e alla sua memoria, fatta di sogno, di desideri, di progetti di un panafricanismo autentico fondato sulla lotta contro la povertà, sullo sdebitamento dell’Africa, sul rispetto dell’ambiente, sulla valorizzazione della gioventu’ africana, delle donne africane, sulla riappropriazione dei terreni, sul recupero della Dignità africana (perduta durante la colonizzazione), sul senso dell’appartenenza à una Madre sola ed integra, l’Africa. I sospetti su possibili assassini e complici della morte violenta, bruttale e selvaggia di Thomas Sanka ci sono. Ci sarebbero questi personaggi: Charles Taylor (ex presidente della Liberia, attualmente detenuto al tribunale dell’Aja in Olanda per crimini contro l’umanità), Félix Houphouët-Boigny (, medico, sindacalista, ex presidente della Costa d’Avorio amico fidato di molti presidenti francesi che si sono succeduti negli anni a partire dal Général De Gaulles fino a François-Mittérand, morto il 7 dicembre 1993), Blaise Compaoré ( vice di Thomas Sankara ed attuale presidente della Repubblica del Burkina-Faso dal 1987, dopo l’assassinio di Thomas), lo Stato e governi francesi e infine la Cia americana. Molte cose sono state scritte su questo fatto, il colpo di Stato a Sankara, tante manifestazioni sono state indette in Burkina-Faso, in diversi paesi africani, da diverse associazioni ed Organizzazioni, dentro e fuori dell’Africa per chiedere Giustizia e Verità per Thomas Sankara. Ma nulla di fatto è stato compiuto. Nessuna traccia concreta dell’assassinio di questo giovane presidente africano, promessa della nuova Africa, umile e dignitoso come lui stesso sottolinea e ribadisce nei suoi appassionanti discorsi.
    I discorsi di Sankara sono ricchi di spunti, di ideali e sono paragonabili a quelli di un altra giovane promessa assassinata nel 1961, Patrice Emery Lumumba. Entrambi animati dagli ideali di Libertà (“finalement Afrique Libre) e della Condivisione e dall’impegno per il PANAFRICANISMO autentico e vero.
    Thomas Sankara era affettuosamente chiamato “Che Guevara de l’Afrique” (Che Guevara dell’Africa”. Qualcuno lo chiamava semplicemente il “Ribelle”.
    Per noi giovani studenti, piccoli sognatori di libertà, di pane quotidiano, dell’acqua potabile del villaggio, del quaderno e delle mattite o gomme o di un paio di scarpe, Sankara era ed è semplice-mente: l’Intègre, le FRERE JUSTE! (il fratello giusto). Era bello per noi sentire i suoi discorsi nelle assemblee internazionali dei Capi di Stato e dei Presidenti africani. Thomas Sankara, per la nostra generazione e non solo la nostra (ma anche dei vecchi combattenti anticoloniali, antifrancesi o antibritanici come il mio papà Jean-Marie Kokou Tossa) è la Stella Polare. Il Panafricanista autentico. Sankara è considerato allora da molti africani colui che è in grado di creare finalmente una perfetta osmosi e simbiosi tra la Cultura africana e la democrazia postcoloniale in Africa. E’ appunto il Leader integro. Pur avendo governato solo quattro anni (1983-1987) è riuscito a cambiare molte cose a partire dalla creazione del Centro Festpaco (Centro per il Cinema) a Ouagadougou in Burkina-Faso. Non si è mai rispariato nulla per fare del Burkina-Faso un paese di cultura, di educazione per una presa di coscienza netta e “tranchant” contro l’ingiustizia e la povertà.
    Basta qui ricordare il suo famoso discorso sul debito pronunciato il 29 luglio 1987 ad Addis-Abeba i Etiopia, in occasione della Assemblea dell’Organizzazionr dell’Unità Africana (OUA).
    Citiamo alcuni passaggi di quel memorabile discorso: “… sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa….con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini”. “ il debito è ancora il neocolonialismo con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici, anzi dovremmo invece dire “assassini tecnici….questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandai…Noi ci siamo indebitati per 50, 60 anni e piu’…Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata dall’imperialismo è una riconquista dell’Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee….il debito non è contro l’europeo, non contro un asiatco. E’ contro un Africano…”.
    Una altra questione a cui Thomas Sankara si è impegnato molto dedicandovisi tempo ed energia è quella del disarmo. E’ stato uno dei pochi presidenti della “seconde vague” a capire che la corsa all’acquisto delle armi e alla militarizzazione dell’Africa in generale e di ogni singolo paese è una forma di impoverimento sociale (la sottrazione dei fondi in sostegno delle famiglie, dei giovani, delle madri e del welfare state in generale) e culturale (mancanza di fondi per l’Istruzione, l’Educazione e quindi per la formazione dei nuovi quadri di dirigenti africani). Di fatti, la sua battaglia contro le armi è stata un fatto profetico. Oggi è sotto gli occhi di tutti che la corsa alle armi è fonte di conflitti permanenti e causa delle povertà africane.
    Sempre nel suo discorso ad Addis-Abeba, Sankara dichiara in presenza dei leaders africani:”..dobbiamo nella scia della risoluzione sul problema del debito, trovare una soluzione al problema delle armi….io sono militare e porto un arma, ma signor Presidente, vorrei che ci disarmassimo.
    Perhé io porto l’unica arma che possiedo, altri hanno nascosto le armi che pure portano. Allora col sostegno di tutti, cari fratelli potremo fare la pace a casa nostra.
    Potremmo anche usare le sue immense potenzialità per sviluppare l’Africa perché il nostro suolo e il nostro sottosuolo sono ricchi…”.
    Infine, come non rimarcare il vigore intellettuale, la forza morale e la fede PANAFRICANAdi  Thomas Sankara, questo giovane africano, nostro ideale al liceo, nelle città e perfino nei nostri villaggi piu’ sperduti dove ogni bambino ed ogni adulto, anche della tradizionale orale ha sempre sulle labbra il nome “magico”: THOMAS. Lui stesso scrive: “Facciamo in modo che a partire da Addis-Abeba decidiamo di limitare la corsa agli armamenti tra paesi deboli e poveri…facciamo in modo che il mercato africano sia il mercato degli africani…Produrre in Africa, trasformare in Africa, consumare in Africa…il Burkina-Faso è venuto ad esporvi qui la cotonnade, prodotta in Burkina- Faso, tessuta in Burkina-Faso, cucita in Burkina-Faso per vestire i burkinabè. La mia delegazione ed io stesso siamo vestiti dai nostri tessitori, dai nostri contadini. Non c’è un solo filo che venga d’Europa o d’America. Non faccio una sfilata di moda ma vorrei semplicemente dire che dobbiamo accettare di vivere Africano. E’ il solo modo di vivere liberi e degni (“Libertà e Dignità”ideali-chiave nel pensiero di Sankara).. la Patria o la morte vinceremo! Nota: Alla conferenza Sankara e la sua delegazione hanno scelto di vestirsi con gli abiti tradizionali del Burkina-Faso per sottolineare il senso della loro africanità, (il panafricanismo).
    In molti sostengono che questo appassionato discorso fatto pubblicamente ad Addis-Abeba dal giovane politico Thomas Sankara, tra l’altro in presenza di molti presidenti africani come Félix Houpouët-Boigny della Costa d’Avorio che si ritenevano scaltri e saggi gli è valso la “condanna alla morte”. La sua forte voce contro il debito africano e il suonon determinato al pagamento del debito dei paesi africani hanno creato un po’ di malcontento presso alcuni personaggi presidenti alla assemblea di Addis-Abeba che lo ritenevano un giovane in grado di sconvolgere il gioco di potere vigente in Africa tra loro e l’ex potenza coloniale francese.  Sarà pure una coincidenza, ma sta difatto che dopo tre mesi dall’ormai famoso discorso (luglio 1987), ad ottobre Sankara à stato assassinato (15 ottobre 1987).
    Sankara è stato invitato all’ONU il 4 ottobre 1984 a tenere un discorso dove pero’ avanza una richiesta per la sospensione di Israele e la sospensione del Sudafica (ancora era vigente la politica di apartheid del Sudafrica) dalle Nazioni Unite.
    In realtà chi è Thomas Sankara, il capitano?
    Thomas Isidore Noël Sankara nasce nel villaggio di Yako nel regno mossi nell’Alto Volta, attuale Burkina-Faso il 21 dicembre 1949. E’ il terzo di dieci figli. Nasce da padre di etnia peul e da madre mossi. Nella sua educazione  matura ben presto, come tanti giovani africani come me, il “mito” della “grandeur française” e un forte senso di appartenenza alla cultura e alla spiritualità africana compresa la gerarchia dei membri della tradizione, come la figura dell’Anziano saggio. Egli respira fin da subito la questione della classificazione etnica dell’Alto Volta dalle etnie mossi (che si sentono regali) ai peuhl e ai touareg. Il padre di Thomas Noël faceva parte del gruppo dei fucilieri dell’Alto Volta nell’esercito coloniale.
    Egli nasce da una famiglia cattolica che lo incoraggia subito ad entrare nelle diverse realtà di chiesa. Diventa sostenitore del pensiero marxista senza perdere di vista né la fede cristiana nè tantomeno le nobili tradizioni della cultura africana che le sono state diligentemente impartite dai genitori.
    A 19 anni milita e vive intensi momenti di formazione come ufficiale nell’esercito del Madagascar tra il 1971-1972 (dove partecipa ad alcune rivolte). A proposito della sua condizione di militare dichiarerà qualche anno dopo (quando diventerà presidente della Repubblica): “un militare è un civile in uniforme, un civile è un soldato in licenza. Per noi non ci sono rivoluzionari dentro o fuori dalle caserme. I rivoluzionari sono dovunque”.
    Al ritorno in  Burkina-Faso dopo il periodo di formazione sia militare che musicale presso l’Accademia militare di Antsitabé in Madagascar, fonda un’orchestra musicale, essendo lui stesso un affermato chittarista. Thomas diventa popolare in tutto Ouagadougou. Fonda il Regroupement des Officiers Communistes (ROC) che è una sorta di movimento o partito politico.
    Si racconta, e questo non ci stupisce piu’ di tanto che in occasione dell’indipendnza della “Haute-Volta” l’1 luglio 1960 (eletto presidente della Repubblica Maurice Yaméogo), il giovane Sankara prese l’iniziativa di alzare la bandiera voltaica al Liceo Ouezzin Coulibalydi Bobo Dioulasso (la seconda città del Burkina) dopo aver bruciato la bandiera francese. Tra l’altro, in casa sua respirava tutto il vento indipendentista che si stava soffiando nel suo paese e in tutta l’Africa in generale. Le discussioni sulle realtà coloniali erano molto accese ed erano soprattutto concentrate su alcuni punti: il sistema di assimilazione francese, la discriminazione dei neri in Francia e nelle colonie francofoni, la politica razzistica delle potenze coloniali europee (francese, belga, britanica e portoghese), l’utilizzo degli “intermediari africani” per bloccare le spinte anticolonialiste dei leaders e delle popolazioni africani.
    Un altro fatto che ha permesso la maturazione intellettuale e culturale del giovane Thomas Sankara è stato “il maggio ‘68” francese. Le proteste degli studenti all’Università di Sorbonne (Paris) di cui la eco giungeva dritta alle orecchie di questo curioso quanto combattivo militare dell’esercito burkinabè.
    Thomas è sempre rimasto affascinato da alcuni leaders politici africani, i suoi riferimenti politico-morali da cui prenderà spunto, idee e strumenti per il suo impegno politico. Tra questi leaders “fratelli africani” di Sankara citiamo Patrice Lumumba (Congo Democratico), Kwame N’krumah (Ghana) da cui attinse le idee per la sua battaglia politica a favore del panafricanismo contro l’assimilazione colonialista. Lo ha segnato una delle frasi celebri di Kwame N’krumah come: “l’imperialismo sopravvive solo per il nostro infantilismo e la nostra mancanza di maturità”, Ahmed Sekou Touré (Guinea-Conakry), Nelson Mandela (leader ANC “African National Congress” detenuto in carcere di massima sicurezza in Sudafrica). Di tutti questi leaders africani, Sankara si affeziono’ in particolare modo ad Amilcar Cabral (Guinea-Bissau) e alle sue riflessioni sulla colonizzazione portoghese, mentre la sua ispirazione politica fu strettamente legata a Cuba (Fidel Castro e Che Guevara) e al Ghana (J.j.Rawlings).
    A proposito del Che, una settimana prima di essere ucciso, esattamente l’8 ottobre 1987, Thomas Sankara celebra la sua commemorazione a Ouagadougou in presenza di una delegazione  cubana di cui faceva parte il figlio di Ernesto Che Guevara, Camillo Guevara March. (Pubblichero’ prossimamente su queste pagine il bellissimo ed appassionante discorso che fece Thomas in quella occasione).
    Alcune delle date che hanno segnato la vita e l’impegno politico del giovane capitano Thomas Sankara:
    A marzo 1974: E’ l’inizio della assurda guerra tra il Burkina-Faso (allora si chiamava Haute Volta) e il Mali a cui prende parte Thomas Sankara.
    1981: Thomas è promosso capitano dell’esercito ed è trasferito dal centre national des commandos de Pô a Ouagadougou (la capitale) e a settembre dello stesso anno diventa Segretario di Stato all’informazione. Un incarico che gestisce solo per pochi mesi, perché si dimette a maggio del 1982. Nel frattempo, a novembre (1982) c’è stato il colpo di stato guidato da Jean-Baptiste Ouédraogo contro Saye Zerbo. Thomas Sankara è riabilitato dal nuovo Presidente e dallo staff della nuova presidenza tanto che il 10 gennaio 1983 è nominato il Primo Ministro A 34 anni appena compiuti. Coglie questa bellissima occasione per visitare la Libia del colonello Muhammar Gheddafi già al potere (dal 1965) e la Nigeria di Olusengu Obasanjo. Nella settimana dal 7 al 12 marzo, il giovane primo Ministro è alla conferenza dei non Allineati a New Delhi (India) in compagnia dei grandi di questo importante Movimento politico molto temuto dalle due potenze mondiali come gli USA e l’URSS.
    Iniziano in aprile i primi contrasti piuttosto forti con il regime militare di Jean-B. Ouédraogo che a maggio di quell’anno (1983) procede all’arresto di Thomas Sankara e dei suoi compagni, Lingani, Zongo. Un arresto che dura poco, perché grazie alle proteste popolari e alle pressioni della Francia di François Mittérand (allora presidente della Repubblica) Thomas e i suoi vengono  liberati. Era il 30 maggio.
    Il 27 giugno 1983: il presidente Jean-Baptiste Ouédraogo scioglie il Consiglio di Salvezza del Popolo (Csp) istituito il 1° dicembre 1982 subito dopo che aveva preso il potere con l’appoggio di Sankara che da li’ a poco sarebbe diventato il suo primo ministro (il 10 gennaio 1983).
    4 agosto 1983: le masse popolari e i soldati di Blaise Compaoré rovesciano il regime di Ouédraogo che ormai era alla rottura completa con il sentimento della rivoluzione popolare. Thomas Sankara prende il comando del Conseil National de la Révolution (CNR).
    Venti gorni dopo, il 24 agosto nasce il primo governo del paese.
    Occorre aspettare un anno, cioè nel 1984 per notare il cambiamento introdotto dal nuovo Governo capeggiato da Thomas Sankara e dal suo vice Blaise CompaoréIn quell’anno, se mi ricordo bene, ogni giorno alla radio amavamo sentire i discorsi di due leaders politici africani alla radio. I discorsi del giovane capitano comunista e progressista Thomas Sankara della “Haute Volta” e quelli del colonello socialista progressista Matthieu Kérékou del Bénin. Naturalmente il piu’ quotato tra i giovani è Thomas Sankara. Il suo nome campeggiava su magliette e t-shirt orgogliosamente indossate da noi, studenti dei licei Africani di quegli anni.
    Il 4 agosto 1984, esattamente un anno dopo il Golpe militare che lo porta al potere, Thomas Sankara cambia il nome del paese. Non si chiamerà piu’ Haute-Volta, Alto Volta, ma Burkina-Faso che in lingua moré e mossi significa il paese degli uomini integri e puri. Da questo momento cominciano le diverse ed incisive riforme di questo paese, piccolo e povero del continente africano. La prima delle riforme è  la nazionalizzazione delle terre e delle miniere. Seguono le riforme del sistema dei trasporti pubblici, dei bus a Ouaga e a Bobo Dioulasso. A dicembre del 1984 arriva la attesissima campagna di alfabetizzazione e successivamente la riforma del sistema scolastico. La scolarizzazione diventa obbligatoria e gratuita. Un altro impegno riformatore assunto dal neo presidente Thomas Sankara è  quello della parità dei diritti tra i sessi (22 settembre 1985) che diventa un assunto definitivo in questa giornata di ricordo dei “martiri del mercato”.
    In ottobre 1986 Thomas Sankara compie il suo primo ed importante viaggio in Unione Sovietica allora URSS  dove incontra i dirigenti del partito comunista (pcus) ed elogia la rivoluzione di ottobre 1917 e il marxismo-leninismo. Si interroga molto sulla politica di Gorbacev che tre anni dopo avrebbe compiuto la sua Perestrojka.
    Come se sapesse che avrebbe pochi mesi di vita, un anno esatto, il capitano Thomas Sankara accellera sulla strada del cambiamento e delle riforme. Per esempio fà approvare rapidamente il Nuovo codice della famiglia in cui condanna e vieta la poligamia ed introduce l’uso della contracezione contro l’Aids e le gravidanze indesiderate (che considera una delle cause dell’impoverimento della società e una terribile violenza contro le Donne del Burkina). Sottolineo ancora una volta che Sankara adora le donne. Con una legge ad hoc vieta l’infibulazione, l’excisione e tutte le forme di manomazioni che con il pretesto delle tradizioni vengono fatte sul corpo delle “donne”, madri africane e burkinabè.
    Elogia in ogni occasione le donne e cerca di incoraggiarle in tutti i modi sostenendo fortemente le loro numerose associazioni e principalmente la Union des Femmes Burkinabè (UFB). Devo anche riconoscere che sono le stesse donne che in ogni momento favoriscono l’ascesa e il successo di questo loro capitano, ritenuto un latin lover.
    Il giovane presidente conduce una lotta senza quartiere contro la povertà e tutte le cause generatrici di degrado, di imbarbarimento e di sopruso. Istituisce perfino, credo sia l’unico caso in tutta l’Africa postcoloniale il Ministero dell’Acqua, dichiarando anche in modo ufficiale e senza tentennamenti che l’ACQUA è un bene pubblico oltre che una risorsa primaria. Risorsa delle risorse.
    Sul piano dell’Istruzione, Sankara rende pubblico il sistema dell’educazione e la scolarizzazione diventa obbligatoria e gratuita per tutti, e non a parole.
    Thomas Sankara ha fatto costuire inoltre centri e presidi sanitari in ogni villaggio del Burkina-Faso Burkina-Faso dotandoli di servizi essenziali, quanto basta per fare fronte alle prime necessità di cura e di primo soccorso.
    Sankara riforma corregge anche alcuni meccanismi distori dell’apparato governativo. In primis interviene per abolire alcuni privileggi dei suoi collaboratori  e ministri. Da ora in poi tutti devono viaggiare solo in classe economica. Egli fà vendere  tutte le auto di lusso in dotazione al governo come le mercedes e decreta l’uso della renault 5 per ogni componente del governo e dello stato.  Progetta di costruire una linea ferroviaria tra Ouaga e il confine col Niger per favorire una rapida comunicazione tra le popolazioni dei due paesi
    Dopo aver partecipato alla VIII conferenza dei paesi non allineati ad Harrare in Zimbabwe  (sempre nel 1986) accanto al “anticolonialista” Robert Mugabe ed altri leaders storici del Movimento e dove ha avuto l’occasione di ribadire l’urgenza di accelerare l’indipendenza dei paesi dell’Africa Australe  sottolineando inoltre la necessità di una coesione degli Stati africani contro Peter Botha e le politiche razziste e segregazioniste in Sudafrica. Chiede forti sanzioni contro il Sudafrica.), si reca a Paris il 5 febbraio per la conferenza internazionale sull’ambiente,  focalizzata sulla difesa degli alberi e le foreste (contro la deforestazione selvaggia in Africa e in America Latina-foreste amazzoniche). Il capitano Sankara è un ambientalista convinto. Va’ spesso e ben volentieri in bicicletta anche al lavoro in presidenza con la sua inseparabile chitarra sulle spalle. Lo fà quando le situazioni e le occasioni glielo  consentono. Di una cosa, noi giovani africani che lo seguivamo col pensiero e attraverso le radioline eravamo convinti: Sankara ama la natura, l’ambiente che lo circonda. Era una persona alquanto semplice, umile e naturale. Naturali erano anche i suoi rapporti con le persone che lo circondavano. Due giorni dopo la sua uccisione, il 17 ottobre ad Atakpamé, presso l’Evêché, il vescovado, mentre noi studenti eravamo riuniti a giocare a carte nel cortile vicino alla cappella, era di pomeriggio,si avvicinava a noi un signore dai modi gentili con in mano una piccola valigia. Dopo averci salutato ci chiese  se era possibile incontrare il vescovo Fanoko Philippe Kpodzro, il nostro vescovo. Uno di noi lo informava che il vescovo era in viaggio su Lomé. Il gentile ci dice in un francese garbato e con un senso di desolazione e di sconforto je regrette, mi dispiace. Non si era allontano’. Rimase a conversare con noi raccontandoci cosa era successo  a Ouagadougou nei giorni precedenti, i tafferugli, i disordini, le proteste, la fuga dell’intellighenzia e degli artisti ed intellettuali dopo l’uccisione del capitano  Sankara. Ci ha raccontato  chi era veramente  Sankara. Che fortuna. Ero molto giovane ma me lo ricordo. Atakpamé è una città crocevia dove transitano tutti passeggeri del Sud diretti al Nord del Togo e in Burkina-Faso e Mali. Quell’uomo burkinabè ci disse anche, è questo che ci rattristo’ di piu’, che con il buon capitano Thomas Sankara se ne erano volati via i sogni e le speranze di libertà, di pace (africa senza armamenti e conflitti), di pane quotidiano e di acqua (politiche di alimentazione e di equilibrata nutrizione attuata da Sankara) di tutta l’Africa postcoloniale. Ha ragione. E’ proprio cosi’, ce ne rendiamo contro 24 anni dopo la morte del capitano avvenuta il 15 ottobre 1987.
    E’ ad ottobre di quello stesso anno che si reca in URSS (vedi pagina prima).
    Il 2 dicembre 1986 Sankara invia un messaggio al congresso mondiale delle prostitute.
    L’anno 1987 è stato proclamato da Thomas Sankara, l’anno dei “contadini”, année des agriculteurs. Pone la base per una riflessione piu’ attenta sulla questione dell’alimentazione che passa per la rivoluzione verde, amore alla terra, al creato e a quanto produce. Una rivoluzione verde che diventa per Sankara e il suo staff e lo stato burkinabè una lotta contro la fame che in determinati momenti dell’anno colpisce duramente la popolazione che è fondamentalmente rurale. L’economia burkinabè come quella della maggioranza dei paesi africani è fondata sull’agricoltura e l’allevamento.
    Il 29 luglio si reca ad Addis-Abeba (Etiopia) per partecipare alla XXV conferenza dell’Organizzazione dell’Unità africana (OUA fondata nel 1963 con l’obiettivo di condurre i paesi africani indipendenti verso la creazione di una realtà del Panafricanismo fondato sul mutuo aiuto e sulla solidarietà nei confronti di tutti i popoli oppressi dal giogo coloniale). E’ ad Addis-Abeba appunto che il presidente “ribelle” pronuncia senza peli sulla lingua quel forte discorso sull’indebitamento e sull’armamento in Africa. E’ un discorso che noi, già al liceo abbiamo ascoltato grazie ai nostri maîtres-à-penser africani e canadesi, in particolare il mio caro directeur, frère Michel Perron che ora è tornato nella sua Quebec dopo 32 anni di missione in terra africana.
    Ottobre 1987: e’ stato un mese particolarmente impegnativo per Thomas Sankara. Egli organizza per la prima volta la conferenza panafricana a Ouagadougou. Ne è orgoglioso anche perché tutti i suoi maestri politici che sono i suoi riferimenti come N’krumah, Sekou Touré, Patrice Lumumba sono i cofondatori di questo Movimento e lui stesso ne è sostenitore convinto. Finalmente puo’ accogliere il gruppo di politici, intellettuali, giornalisti, artisti di tutto il continente nella città di Ouagadou. Un evento storico. Il 2 ottobre annuncia alla radio e alla televisione di stato le tasse sull’allevamento.
    8 ottobre 1987: Thomas Sankara accoglie una delegazione cubana a cui fa’ parte il figlio di Che Guevara, Camillo Guevara March per commemorare Ernesto Che Guevara, un altro dei suoi riferimenti politici. E’ proprio in questo giorno, che dichiarandosi a favore di un Assemblea popolarerompe con alcuni dirigenti fidati suoi come Compaoré, Lingani e Zongo ed è a partire da qui che possiamo credere che siano iniziati i suoi guai.
    Dall’8 all’11 ottobre, il presidente ormai lasciato solo dal suo staff partecipa al forum sull’apartheid in Sudafrica organizzata da un organizzazione anti segregazionista.
    Tutto questo pragmatismo di Sankara è coerente ai suoi proclami come “bisogna avere il coraggio di inventare l’Avvenire”, “noi dobbiamo osare inventare l’avvenire”. Quello che nasce in Burkina-Faso, che è il nuovo nome voluto da Sankara, è un socialismo radicaldedmocratico e pragmatico e dunque non è un socialismo burkinabè come qualcuno molto sbrigativamente lo definisce. Per attuare rapidamente il suo programma politico e di ricostruzione del Burkina.-Faso piuttosto dilaniato da divisioni etnico-culturale, Sankara, presidente ribelle, intanto decentra diversi poteri centrali del paese facendoli passare ad Organizzazioni dei ceittadini di periferia come L’Union des CultivateursBurkinabè (UCB) (Unione dei contadini burkinabè) oppure l’Union des FemmesBurkinabè (UFB) (Unione delle donne burkinabè), e ancora Union des Vieux Burkinabè (UVB) che sono diventate piano piano delle Organizzazioni dotate di mezzi e di poteri di decisione nella nuova nazione fortemente voluta da Thomas Sankara.
    15 ottobre 1987, Thomas Sankara è stato assassinato insieme ad altri suoi compagni durante il colpo di stato orchestrato dal suo braccio destro (Blaise Compaorü) con l’appoggio della Francia, degli Stati Uniti e da diversi dittatori africani.
    Non riesco a capacitarmi dell’assenza di questo uomo sulla scena politica e culturale africana. Ogni volta che lo ricordiamo, vuol dire che è vivo.
    Caro Thomas, sono passati 24 anni e il tuo ricordo è vivo in noi. Sei qui e sei anche nella comunità degli Antenati e dei giusti. Io non posso proprio credere ch tu sia andato via, sei partito per la riva del fiume come afferma la cultura africana. Non possiamo parlare di te al passato, come una persona che rimane impressa nella memoria. La tua presenza si fà sempre piu’ viva, mano a mano che l’attualità africana rivela le stesse cose. Oggi tocchiamo con la mano tutte le questioni che hai sottolineato e hai cercato di risolvere. Sei una Memoria dentro la Storia odierna. Sei una profezia. Ti ricordiamo non come un ribelle, un militare, un peul, ma un rivoluzionario. Sei semplicemente Profeta di Libertà, di Giustizia. Tu sei una persona Autentica. Cosi’ ti voglio ricordare- Non addio. Solo Arrivederci Thomas.
    (Jean-Pierre Sourou Piessou)
    Fonte:http://www.slysajah.com/


Letture consigliate

L'Africa di Thomas SankaraL'Africa di Thoma Sankhara
Carlo Batà, edizioni ACHAB Verona
Un saggio rigoroso e ben documentato, che senza santificare l’immagine di Sankara, offre sicuramente un ritratto accattivante del giovane rivoluzionario. La prefazione è di Padre Alex Zanotelli (che elogia il presidente burkinabé – “un grande come Mandela e Nyerere” - salvo poi criticarlo perché usava la violenza). www.edizioni-achab.it

I discorsi e le idee“Thomas Sankara, i discorsi e le idee”
edizioni Sankara
 Pubblicato nel 2003, in occasione del ventennale della rivoluzione burkinabé, raccoglie alcuni dei più celebri e significativi discorsi ufficiali scritti dal presidente-ribelle. Sankara era un abile oratore e un maestro di retorica (nei mercati di Ouagadougou si vendono ancora le registrazioni dei suoi discorsi). www.sankara.it

Una speranza recisa“Thomas Sankara, una speranza recisa”
di Aluisi Topolini, editrice EMI
Scritto nel 1988, all’indomani della morte di Sankara, è un libro ricco di informazioni e di aneddoti, che analizza da vicino il “fenomeno Sankara” e svela il volto più bello e autentico della rivoluzione burkinabé.
Si può richiedere alla casa editrice: tel. 051/326027. www.emi.it

Il presidente ribelle“Thomas Sankara, il presidente ribelle”
(Manifesto libri)
A cura di Marinella Correggia, massima esperta in Italia della biografia del leader burkinabè.
Lo si può richiedere tramite www.ilmanifesto.it
 
Fonte:http://www.pagoni.it/

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