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sabato 10 maggio 2014

Menzogna e propaganda. Armi di disinformazione di massa.

Menzogna e propaganda.
Armi di disinformazione di massa.


 
Un potere politico che si serve della menzogna per raggiungere i suoi scopi, spesso in contrasto con gli interessi della società che dice di rappresentare, può ancora definirsi “democratico”?
Fino a che punto la manipolazione dell’informazione e la costruzione di una realtà modificata ad uso propagandistico possono essere accettate dall’opinione pubblica?
 

Massimo Chiais (1961) è docente e giornalista. Terminati gli studi in Lettere e in Scienze Strategiche, ha conseguito il dottorato di ricerca e collabora con la cattedra di Studi Strategici dell’Università di Torino. Autore di numerosi articoli e saggi (Rivista Militare, GQ, Storia e Futuro, Pagine di Difesa), si occupa prevalentemente del rapporto tra comunicazione, disinformazione e potere politico e in particolare dell’analisi dei linguaggi della propaganda.
L’obiettivo del libro è quello di “denunciare i mezzi e i linguaggi di una comunicazione deviata e manipolata, ma anche quello di far riflettere sui pericoli che tali informazioni possono rappresentare”.
Il volume, frutto di alcuni anni di ricerca dell’autore come giornalista free lance e ricercatore presso il corso di Laurea in Scienze Strategiche dell’Università di Torino, coniuga gli aspetti della ricerca sociologica e storica con quelli dell’analisi della cronaca più recente, approfondendo lo studio del linguaggio dei media, dei criteri di selezione dell’informazione e delle modalità di diffusione delle notizie.
Ciò che il libro si propone di dimostrare è che l’informazione che viaggia sui media è spesso una costruzione, qualcosa di assai diverso rispetto alla realtà dei fatti.
Da cosa dipende? secondo l’Autore una spiegazione c’è ed è la “formidabile capacità di trasferire notizie su scala globale e in tempo reale, che, rendendoli gli unici strumenti di conoscenza della realtà, circonda i media di un’autorità difficile da contestare”.
In queste condizioni, non stupisce che la storia possa essere trasformata senza alcuna obiezione, attraverso operazioni di vera e propria “ingegneria storica” finalizzata alla costruzione di una realtà fittizia, ma in linea con gli interessi di chi la manipola.
L’autore si pone l’obiettivo di instillare una doverosa perplessità nei riguardi di quanto viene proposto come Verità inconfutabile, insegnando come individuare tematiche, modelli e linguaggi menzogneri, nel tentativo di riuscire a valutare quanta menzogna si nasconde proprio dietro le verità ufficiali, o spacciate per tali dai mass media.

 Fonte: http://www.psicolinea.it/menzogna-e-propaganda-armi-di-disinformazione-di-massa/

Alcuni stralci dal libro:  
''Tutto ciò che è stato scritto in questo libro, è falso. Per quale motivo,allora, leggerlo? Per la semplice constatazione che, qualora la dichiarazione iniziale fosse reale, allora la falsità della falsità corrisponderebbe alla verità, capovolgendo totalmente la situazione. Se è falso tutto ciò che è scritto, allora è falsa anche la dichiarazione di falsità: cosa che, dunque, rende vera e attendibile ogni parola.Al di là del vortice nel quale può trasportare questa ennesima riproposizione del celebre “paradosso del mentitore”, basta un’affermazione
di questo genere per definire quanto possa essere estremamente
complicato l’universo della menzogna, e quanto, proprio
sulla base di questa complessità, si presti a divenire il campo di infinite manipolazioni della realtà da parte dei soggetti più disparati.Tanto più in un mondo come quello attuale,all’interno del quale l’informazione costituisce il bene primario e il via vai delle notizie un elemento insostituibile, un fattore determinante addirittura nella legittimazione di un sistema politico quale quello democratico.Ecco, allora, manifestarsi il problema nella sua pienezza. Fino a che punto si può spingere la bugia, che ha in sé qualcosa di infantilee persino comprensibile, prima di diventare menzogna, falsità, e precipitare nell’esecrabile? Esiste una Verità oggettiva, attraverso la quale spiegare il mondo e i suoi fatti senza scadere nella visione, parziale
e orientata, di una verità fatta a immagine di chi pretende di
descriverla? E specialmente: può essere giustificato l’atteggiamento di chi, magari dall’alto di un incarico di grande responsabilità e nel nome del “bene comune”, mente, sapendo di mentire, facendosi forte dell’ignoranza di chi lo ascolta, per disorientarlo, disinformarlo, fuorviarlo nelle sue percezioni e nelle sue risposte? La natura stessa di queste domande è tale da non consentire una risposta, o almeno da lasciare aperta la strada a numerose possibilità.''

''Senza nulla togliere alla drammaticità di un problema come quello
del terrorismo internazionale, la cosiddetta “guerra al terrorismo”
costituisce un buon riferimento per considerare quanto, dietro la
menzogna per un presunto “bene collettivo”, si possano andare a
nascondere ben altri interessi. Ad esempio quello di legalizzare
atteggiamenti e modalità operative diversamente ingiustificabili di
fronte all’opinione pubblica. In questo senso, l’amplificazione della
reale portata del terrorismo internazionale nel corso degli ultimi
anni, a partire dall’11 settembre, ha sempre più accreditato le posizioni
di chi, nel nome della “sicurezza collettiva”, del “bene comune”
e degli “interessi di tutti”, ha potuto giustificare azioni estreme
e in contrasto con gli ideali e la cultura dominanti.''

''Noam Chomsky parla di “fabbrica del consenso”8, accusando
proprio i grandi gruppi editoriali e le testate di riferimento internazionali
di svolgere un’azione di parte, più propagandistica che di
semplice informazione. Un primo esempio può venire dalla differente
importanza attribuita, in Occidente, alle notizie a seconda che i
protagonisti appartengano ad una nazione piuttosto che ad un’altra,
seguendo una ben definita scala di equivalenza razziale nota come
“legge di McLurg”. Se ne ricava che, dal punto di vista del peso della
notizia, la morte di un europeo vale quella di 28 cinesi, mentre due
minatori inglesi valgono almeno 100 pakistani, e addirittura sono
necessarie alcune centinaia di vite di paraguayani per raggiungere
una notiziabilità pari a quella di una dozzina di nordamericani.''

''Deformare la realtà, significa infatti
trasformarla a seconda dei propri obiettivi, ma anche a seconda
delle attitudini dei destinatari finali, dei loro gusti, della loro cultura
e degli stereotipi ai quali questi fanno riferimento. Per questo nell’elaborazione
di una menzogna un elemento fondamentale sarà
proprio quello di utilizzare termini fortemente connotati, situazioni
in grado di evocare intensi sentimenti. Non si tratta ancora della
vera scelta circa la quantità di verità e falsità da utilizzare per ingannare,
quanto piuttosto della decisione dei linguaggi da utilizzare e
delle leve sulle quali agire presso i propri interlocutori. Ma, non di
meno, la scelta delle modalità di espressione e presentazione dei fatti
già implica il livello di manipolazione e orientamento che l’emittente
intende dare a ciò che comunica. E questo è indice della volontà
di trasformare la realtà secondo i propri fini, cioè ancora una volta,
di mentire.''

''L’uso delle parti disuguali è, ad esempio, presente laddove si
utilizzino risultati di sondaggi, statistiche o raccolte di firme, oppure,
effettivamente, si chieda ad un pubblico di esprimere un’opinione,
salvo poi orientare la divulgazione dei risultati secondo obiettivi
predefiniti. Non a caso la fiducia nei sondaggi di opinione e nella
loro pubblicità è frequentemente messa in discussione, specialmente
a fronte di evidenti prese di posizione contrastanti con l’effettiva
realtà dei fatti.Quanto all’ultima tipologia, questa rientra in un sistema che,
attraverso l’uso di leader di opinione, o di persone ritenute autorevoli,
genera autoreferenzialità nella notizia, tanto più avvalorata di
fronte all’inefficacia delle voci contrastanti, scelte ad hoc per non
poter competere con la tesi ufficiale. È il modello del talk show televisivo,
nel quale il presentatore assume una posizione di parte,
gestendo spazi e tempi delle risposte, orientandole, concedendo
ampia approvazione nei confronti di alcuni e ridicolizzando altri.
Sicuramente si possono operare su tutte queste “ricette”, così
come sulle tipologie qui considerate, infinite manipolazioni, tali da
rendere veramente senza fine il panorama della possibile menzogna.''

La menzogna è propaganda - Intervista a Massimo Chiais
D - Professor Chiais, leggendo il suo testo, Menzogna e propaganda, si rimane in un certo senso affascinati dalla quantità e qualità dei meccanismi di frode mediatica cui siamo sottoposti proprio come si può rimanere affascinati da un nemico che ci combatte magnificamente. Ma in ultima analisi, anche il meno scettico dei lettori se l'avesse di fronte le chiederebbe: perché? A quale scopo creare un branco mondiale di malinformati con un simile dispiegamento di mezzi? Cui prodest, a chi giova?

R - Parlando di disinformazione e propaganda, il rischio più grande è quello di scivolare nel complottismo. O almeno di essere considerati tali. Perché andare ad investigare sulle dinamiche e sulle procedure della manipolazione dell'informazione porta, inevitabilmente, a scontrarsi con realtà talmente incredibili da rendere affascinanti alcune chiavi interpretative molto orientate a vedere dietro la realtà, per come la si conosce, altre realtà. E queste, a loro volta, portano sempre ad intuire interessi e collusioni troppo palesi per non essere determinate da strategie mirate e da "complotti occulti". Detto questo, il problema di fondo è quello di una ripetitività nella storia delle dinamiche propagandistiche, tale da poter sufficientemente generalizzare le modalità di percezione dei messaggi da parte dell'opinione pubblica. Visto da questo punto di vista, non è più così importante individuare le motivazioni o i soggetti che producono disinformazione, quanto piuttosto la peculiarità di questo "branco mondiale di malinformati" nella loro capacità di accettare qualsiasi stupidaggine purché provenga da una fonte ufficiale o ritenuta verosimile. Purtroppo è così oggi e non diversamente andava ieri o nell'antichità. E' infatti possibile individuare alcune tematiche ricorrenti nella propaganda di ogni tempo e, nel fare questo, si rimane sconcertati di come quella che oggi chiamiamo opinione pubblica, in altre epoche popolo o cittadinanza, abbia sempre percepito in modo analogo l'informazione manipolata, assumendo atteggiamenti identici nell'Atene di Pisistrato così come nel mondo globalizzato di Bush. Quali queste tematiche? L'idea, innanzitutto, di dover combattere un nemico, immagine del Male assoluto [leggi tutto http://www.4shared.com/office/VWoUjwjo/chiais.html]

Fonte:http://www.youreporter.it/mio/Arcadianet
Per saperne di più: M.Chiais,” Menzogna e propaganda. Armi di (dis) informazione di massa”, Lupetti, Milano 2008.



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